martedì 29 luglio 2014

La nemica della casa, la nemica mia

Cari amici del Bradipo, era un po' che non ci sentivamo. Chi vi scrive reputa naturale e sacrosanto rifuggire inorridito dal mondo, di tanto in tanto, per cercare asilo nel senso più o meno compiuto della dimensione domestica e personale. Quando tutto è Babele, cerca riparo nel dialogo con se stesso, non già per provare il meschino conforto dell'identità di vedute (ché anche con se stesso il vostro umile servo è in costante disaccordo), quanto piuttosto per confrontarsi con qualcuno disposto ad ascoltarlo; e, soprattutto, con qualcuno disposto a cambiare idea. Non si cambia il mondo, non si cambia neanche un atomo della realtà, se non si è disposti a cambiare idea. Questa è una delle conclusioni alle quali mi ha portato l'ultimo anno e mezzo di vita "intellettuale". Conclusione con la quale, peraltro, vi invito caldamente a esprimere disaccordo.

Da ex studente di lingue straniere e linguistica (e dunque esploratore, nel mio piccolo, di significati), e persona che prova nonostante tutto a ragionare, mi sono posto una domanda negli ultimi tempi; una vexata quaestio che mi ha privato della pace e del sonno: che cos'è, in definitiva, la Sinistra? E che cos'è la Destra? E come vanno intese, qui ed oggi? Poi ho capito che avevo alzato troppo il tiro, e ho ridimensionato il quesito: che cosa vuol dire, per me, essere di sinistra? E perchè la mia concezione è così diversa da quella della maggior parte di coloro che rivendicano quell'appartenenza?
 
Se state continuando a leggere vuol dire che, incredibilmente, vi importa qualcosa più di un fico secco della risposta che mi sono dato. Risposta la quale è di una semplicità disarmante, nella formulazione che ha raggiunto il mio cervellucolo di sciocco ignaro dei siderei saperi: libertà, uguaglianza, fratellanza. Ecco qua. Principi che reputo essere alla base dell'unico futuro possibile per la specie umana, in quanto naturale e necessaria evoluzione delle sue forme di organizzazione socio-economica. A patto che si rispetti una condizione essenziale: che questi principi siano portati avanti, perlappunto, nella sfera socio-economica, e non confinati a sterili liturgie che attribuirei alla sfera culturale, se avessi meno rispetto per il concetto di cultura.
 
 Non vi tedierò con i mille tortuosi percorsi mentali e con gli orribili dubbi che mi hanno attanagliato, ma salterò a piè pari alla concllusione che ho raggiunto, perchè sono persuaso che sia ormai evidente a chiunque voglia vederla: la Sinistra, in Italia e in Europa, si è trasformata nella più accanita nemica del lavoro. A parte poche eccezioni, i "compagni" sono oggi arcigni, anaffettivi professori intenti a promuovere o bocciare analisi, posizioni, strategie, che ormai non hanno più niente a che vedere con il lavoro e il suo potenziale di liberazione. Protesi verso l'alto come tanti Titani all'assalto del cielo, tragicomicamente incapaci di vedersi per i nani che sono. Negromanti irriducibili, preferirebbero far morire di fame interi popoli, piuttosto che ammettere di aver sbagliato, e rivedere molte delle loro incrollabili certezze. Custodi del tempio del Nomos, depositari della Legge, sacerdoti del Dio degli Eserciti. O marci al suono dei loro tamburi (senza che si scorga tra l'altro uno straccio di logica nelle loro strategie), o sei il nemico.

Questa è la logica che, abbigliata della sfarzosa livrea del Potere o travestita con gli stracci di un presunto antagonismo, ha ridotto questo paese al deserto morale che è oggi. E mentre chi lavora, o prova a farlo, se la deve vedere con un capitalismo sempre più corsaro e tagliagole, gli "intellettuali" contano i peli in culo alla salma del Novecento. E allora vi chiedo perdono se tiro in ballo per l'ennesima volta Eduardo, ma dovete capire che  io con il teatro di questo straordinario artista e uomo ci sono cresciuto. Io sono Luca Cupiello. Io voglio fare il presepe. Lo voglio fare bellissimo, più belllo di tutti gli altri anni, voglio far scorrere l'acqua vera. E sopra ci voglio scrivere "Libertà, uguaglianza, fratellanza". Concetta mi guarda e, cinica, sogghigna. La nemica della casa, la nemica dei figli, la nemica mia.

sabato 21 giugno 2014

L'onestà andrà di moda?

Cari amici del Bradipo, sappiate che questi splendidi occhi azzurri hanno visto svariate manifestazioni dell'orribile, in 41 anni di vita. Se tante volte a generarle era la sventura, o cause di forza maggiore, c'era e c'è poi tutta una fenomenologia del raccapriccio volontario e consapevole. Ad esempio, quando io ero adolescente, si portavano i pantaloni a zompafuosso: non è che ci fosse una tale miseria che avevamo bisogno di risparmiare quei pochi centimetri di stoffa, è che andavano di moda così, i pantaloni. Serviva a far vedere gli orribili calzettoni Burlington, che costavano al paio più o meno quanto una multiproprietà al Sestriere, e ti davano l'aria di un gentleman inglese dell'era tardo-vittoriana ad una battuta di caccia. Tu lo sapevi, ma azzelliavi i tuoi genitori fin quando non te ne compravano uno o più paia, e dopo te li mettevi pure. Si portavano.

A stabilire quello che andava di moda non era il gusto collettivo, una sorta di minimo comun denominatore delle preferenze individuali; erano decisioni prese colà dove si puote, ovvero al livello di un network di "agenti culturali" che andavano dalle agenzie pubblicitarie all'industria musicale, passando per il cinema e la televisione. L'alternativa, nella percezione di un quattordicenne degli anni Ottanta, era secca: o ti vestivi come uno spaventapasseri, spendendo anche discrete somme per farti identificare come imbecille, oppure ti rassegnavi alla morte sociale, alla solitudine e al perpetuo scherno delle genti.

Mo', a noi nessuno ci pagava per vestirci da paninari. Non avevamo alcun interesse economico a farlo. Figuriamoci un po' come possono andare le cose nella sfera pubblica, dove questo interesse c'è, ed è molto spesso incontrastato, in quanto unico principio di sopravvivenza e, laddove è possibile, di prosperità. Dunque, che senso ha dire che "l'onestà andrà di moda", quando non si ha un'idea di come diffonderla, promuoverla, renderla oggetto di emulazione?

Volete sapere come ci rendevamo conto, i miei compagni di scuola e io, che qualcosa era passata di moda? Semplice: guardavamo come andavano vestiti quelli che avevano più successo con le ragazze. Quelli, i maschi alfa, imponevano modelli e codici. Sarebbe stato perfettamente inutile dirci che facevamo ridere con quelle cinture dalle fibbie sproporzionate e quei giubbini stile omino Michelin. Era inutile. Mia madre me lo ripeteva continuamente, con risultati nulli. Quando gli iniziati all'imtimità sessuale dismettevano il fibbione da mezzo chilo, noi li imitavamo. 

Se vogliamo che l'onestà vada di moda, io credo che il meccanismo non debba essere troppo diverso. Mostratemi che l'onestà paga, che ti fa fare strada, che ti dà la possibilità di migliorare la tua condizione. Fornitemi un modello vincente di onestà, uno stuolo di onesti che non subiscono continuamente gli strali della sorte avversa, per dirla con quel famoso poeta di S. Maria Capua Vetere. Io ormai sono abituato e rassegnato a prendere le mazzate dietro le orecchie, come dicono nel Lanarkshire settentrionale; le masse ignave no. Se vedranno l'onestà arricchire, in tutti i sensi, i loro vicini, i loro parenti, i loro amici, la abbracceranno con entusiasmo. Ma se resterà solo un nobile principio, la consolazione morale degli sconfitti, l'onestà, ahimé, non andrà mai di moda.

giovedì 19 giugno 2014

Un popolo a cui piace abbuscare



Prima che la violenza di genere finisse in bocca alle professoresse se ne poteva ancora parlare seriamente, come fa fare Eduardo al portiere interpretato da Ugo D'Alessio nella versione televisiva di Questi fantasmi. In questo breve monologo si coglie anche la complessità del rapporto che si stabilisce fra vittima e aguzzino: la prima, annichilita dalle botte e dalla paura, non trova di meglio che cercare protezione fra le stesse braccia che l'hanno percossa. Che quegli schiaffoni siano stati motivati da un affetto anch'esso evidentemente contraddittorio, o dalla pura e semplice volontà di dominio, l'effetto che sortiscono è quello di riavvicinare la coppia in crisi. 

Spero di non sembrarvi troppo contorto se ipotizzo, facendo la solita psicologia da due soldi che può fare un ignorante come me, che proprio le mazzate rappresentano il miglior collante in una relazione profondamente asimmetrica. Ricordano a me, essere non autosufficiente, dipendente dall'altro, della sua forza e determinazione. Per questo il cane bastonato continua ad amare il padrone che lo maltratta, e la moglie del portiere gli si getta al collo dopo averle prese. Il forte può farmi male, ma può anche offrirmi protezione: sta a me far sì che si disponga favorevolmente nei miei confronti.

Un tipo molto simile di rapporto esiste fra gli italiani e la loro classe politica. Ne è la chiara riprova il fatto che, davanti a un movimento che offriva loro la possibilità di ridefinire completamente il modo di concepire la rappresentanza e quindi il governo, hanno puntato dritto verso l'uomo forte, trasformandolo in una sorta di Messia. Più quell'uomo sbracava, urlava, evocava sciagure, più lo osannavano. Poi, quando si sono accorti che non era abbastanza forte da togliere di mezzo in poco tempo quelli contro i quali aveva tuonato per anni, in tre milioni hanno smesso di votarlo. 

Ora l'uomo forte è un altro. Si chiama Matteo Renzi. Ha un altro stile, più simile a quello, di lunga e gloriosa tradizione qui in Italia, del mafioso. Il suo potere è così grande che gli basta dire mezza parola per distruggere politicamente una persona sgradita. Non accetta critiche da nessuno. La Corte dei Conti gli dice che non ci sono le coperture per un intervento? Lui butta lì una supercazzola e tira dritto. Questo, non so se riuscite a capirlo, è molto peggio di un vaffanculo. Equivale a dire "me ne frego altamente di te e del tuo lavoro, io faccio di testa mia. E tu non servi a un cazzo, anzi, se mi gira faccio 30 e uno 31, e insieme al Senato riformo anche l'organismo di cui fai parte, quindi occhio". 

Ecco come mi spiego io il successo di Renzi. Ed ecco perchè il M5S, con la nuova linea decisa dalla sua "dirigenza", si ridurrà a partitello di opposizione destinato a una progressiva emorragia di consensi. L'antidoto a quella cancrena morale e politica che qualcuno chiama "casta" non è l'onestà, è la democrazia. Ed ora azzardo un'altra predizione: se gli attivisti in buona fede non lasciano la nave che affonda e si costruiscono una nuova casa, si ritroveranno in un partito esattamente come tutti gli altri, come poteva essere qualche anno fa l'IDV di Antonio Di Pietro, e non potranno che ratificare, con votazioni sempre più pilotate e ridicole, quanto deciso dall'aspirante uomo forte. Per quanto mi riguarda, non mi interessa se Ugo D'Alessio mi vuole bene o no; mi deve togliere le mani da dosso.

lunedì 16 giugno 2014

Il piccolo borghese che bisogna uccidere

Cari amici del Bradipo, mi sento solo. Tanto solo. No, è inutile che fate gli spiritosi: non è all'astinenza dai piaceri della carne che mi riferisco, ma al fatto di sentirmi moralmente isolato, perchè circondato da individui che non condividono nella benchè minima misura la mia visione del mondo. Oggi ero in quel di Casalnuovo, dove presto servizio in una scuola paritaria, e mi sono sentito chiedere da una delle impiegate dell'istituto se fossi iscritto a non so quale corporazione per tieffini (abilitati all'insegnamento tramite il Tirocinio Formativo Attivo). Quando le ho detto che non lo ero in quanto contrario a quell'impostazione, e favorevole invece all'unità e alla solidarietà fra lavoratori, lei si è messa quasi a ridere. Giustamente, cari amici. Quando mai si sono risolti così i problemi?

I problemi si risolvono con la guerra di tutti contro tutti. La chiave è scegliere bene il proprio schieramento, e presentarsi ben equipaggiati sul campo di battaglia. Se la cifra del vivere sociale è la scarsità, la soluzione dell'equazione sta necessariamente nel triste motto mors tua, vita mea. Come un vampiro collettivo, la società trae vigore e nutrimento dal sangue di coloro che soccombono. Per questo, anzichè piangerli, banchetta sui loro loculi marmorei, e addobba a festa i cimiteri riempiti dalla competizione.

Questa è la forma mentis della stragrande maggioranza di noi. Ed è per questo che, quando protestiamo per un'ingiustizia reale o percepita, non abbiamo i mezzi per far sì che quella protesta vada al di là del vano lamento. Esistono, in un'ultima analisi, solo due modi di concepire la convivenza civile: o la si basa sulla cooperazione, sul rispetto reciproco, sull'uguaglianza, sulla solidarietà; oppure la si fonda sul privilegio, sull'egoismo, sul diritto del più forte. Il fatto che queste due concezioni contrapposte siano convissute e convivano negli ordinamenti delle società passate e presenti non vuol dire che non siano irriducibilmente antagoniste: si può versare dell'olio nell'acqua, ma in nessun caso si potrà fare in modo che si dissolva in essa. Se un quartiere protesta contro la costruzione di un inceneritore, pertanto, nel clima culturale in cui ci troviamo a vivere, difficilmente riuscirà ad andare oltre quell'atteggiamento che gli anglosassoni chiamano not-in-my-backyard, ovvero "non nel mio giardino". La "termovalorizzazione" è il modo migliore possibile di smaltire i rifiuti per una società come la nostra, dominata da una tale visione del mondo. Superarla vorrebbe dire prima superare il nostro egoismo e la nostra sudditanza a un modello culturale. Vorrebbe dire uccidere in modo possibilmente efferato il piccolo borghese che alberga in ognuno di noi.

E, visto che quel piccolo borghese fa parte di noi, significherebbe soffrire, sanguinare, portare la croce che deve portare chiunque sfidi la religione di stato. A poco serve pregare il dio degli ultimi sottovoce, non visti, nell'oscurità delle catacombe, se poi si sacrifica l'agnello a Giove o Mercurio. Perchè allora vuol dire che hai scelto di essere fedele a quella strana forma di politeismo in cui per ciascuno esiste solo il dio suo, e al di sopra di tutti l'avido Cesare. E allora spera che ti vada bene, perchè come il personaggio interpretato da uno straordinario Alberto Sordi nello straordinario film del quale vedete sopra la locandina, quando il piccolo borghese resta solo davanti al male, è piccolo piccolo.



domenica 15 giugno 2014

L'abiura che non avrete


Qualcuno adesso vorrebbe da me un'abiura. Non la avrà. E per un motivo molto semplice, che non ha niente a che fare con l'orgoglio o la testardaggine: perchè io non ho mai fatto mie le credenze che mi si attribuiscono. Mi sembra che a molti risulti difficile capire la differenza tra un ragionamento e un sofisma. Per me, invece, è cristallina. Ragionando (bene o male, giudicatelo voi) sono arrivato ad aderire a un progetto (che voi, mettetevelo bene in testa, non conoscete e confondete con qualcos'altro), e ragionando lo critico nel momento in cui viene preso in ostaggio da un manipolo di opportunisti senza visione del futuro. Che questi opportunisti siano risultati i padroni indiscussi  e incontrastati del suddetto progetto dipende dal fatto che siamo un popolo estremamente passivo e irresponsabile. Ma di questo, ve ne prego, non incolpate il vostro Bradipo, che ha provato a nuotare contro la corrente di quella passività, del "le cose sono sempre andate così", rimediando un discreto numero di improperi e accuse di vario genere.

Se la grande maggioranza degli italiani, compresi voi che mi leggete, si è persuasa che la politica sia un concorso di bellezza per idee, non è colpa mia e nemmeno di Beppe Grillo. Se la possibilità di incidere sulla realtà viene sacrificata a un senso di integrità puerile e narcisistico, non è colpa di Casaleggio. E nemmeno possiamo imputare a Claudio Messora il fatto che chi più vorrebbe cambiare questa società è tanto più restio ad abbandonare le proprie posizioni. Se qualcuno ha preferito attendere questo o quel Messia, praticandone nell'attesa i comandamenti e le liturgie, invece di irrompere nel giocattolino dei succitati signori e lavorare per  farne qualcosa di veramente rivoluzionario, non è colpa mia nè loro.

Ora è chiaro che il M5S prenderà una direzione conservatrice e sposerà una logica di compatibilità con il marciume che fino a ieri ha condannato. Qualcuno oggi forse pensa che questo dimostri quanto il suo scetticismo fosse giustificato. Non è così. Questo ragionamento me lo potete fare davanti a un risultato sportivo, ad esempio: come ti è venuto in mente di scommettere sulla vittoria del Milan sulla Juventus? Si sapeva che avrebbe perso, la prossima volta sii meno avventuroso nei tuoi pronostici. Questa non era una partita di pallone, o perlomeno non era una partita in cui eravamo costretti al ruolo di spettatori. Potevamo scendere in campo. Voi non lo avete fatto. Io ho perso, ma voi avreste potuto vincere e avete scelto di non giocare.

E adesso vi dico pure perchè non avete giocato: perchè voi avete già vinto. Tutto ciò a cui aspirate ce l'avete già. Avete un dio, non vi occorre più niente. Osservate la sua legge, e ne siete apostoli. Non vi preoccupa la sua assenza dal mondo, perchè vi basta sapere che esiste. Prima o poi si manifesterà e metterà le cose a posto. Nel frattempo soffriremo l'ira del dio che invece si è già manifestato da un pezzo, e fa sentire la sua presenza in modi alquanto spiacevoli. Voi sapete già a chi offrire la vostra sofferenza. Io, mentre voi aspettate questo profeta che somiglia tanto a Godot, aspetto la prossima eresia.

lunedì 2 giugno 2014

Destra, sinistra e casta


E niente, le ideologie sono finite. Questo, per la verità, sono vent'anni che lo vanno ripetendo. A me, però, non mi hanno convinto. Chiunque sia al corrente dell'esistenza di una oscura e sinistra pratica esoterica chiamata "psicologia cognitiva" e abbia preso contatto con le sue astruse nozioni capisce bene che non può darsi l'essere umano nel contesto sociale senza ideologia. Il nostro cervello ha bisogno di schemi, cornici, modelli di evento, nello stesso modo in cui i nostri occhi hanno bisogno di luce. Senza non può funzionare. Senza ideologia, senza questa impalcatura che ci permette di organizzare la conoscenza e la memoria, non potremmo condividere idee minimamente complesse. Che poi questa ideologia non debba necessariamente essere esplicitata e strutturata è verissimo. Nella maggior parte dei casi, le persone sono portatrici di ideologie inconsapevoli, di solito quelle espresse dal modello sociale dominante. Ad esempio, la maggior parte di noi (io no, ma i fessi non contano) crede nella legittimità della proprietà privata, e allo stesso tempo nel principio che la proprietà sia giustificata dal lavoro. Il fatto che la contraddittorietà di queste due proposizioni, ampiamente dimostrata da una congerie di esoteristi barboni, sia stata rimossa dalla schiacciante egemonia culturale di chi si arricchisce con il lavoro altrui, consente alla suddetta contraddizione di rimanere dormiente. Dunque, le ideologie non muoiono, casomai diventano invisibili.

Altra cosa è dire che le dottrine politiche del XX secolo, così come erano strutturate, sono superate. Questo è fuor di dubbio. Si sono scontrate con i loro limiti, e hanno mostrato le loro contraddizioni. E quando un'idea politica mostra le sue contraddizioni, lo fa in un tripudio di lacrime e sangue. Perchè i mattoncini con cui gli architetti del Vero costruiscono le loro sontuose cattedrali sono gli esseri umani. I quali, fin quando non impareranno a diffidare delle lettere maiuscole, potranno aspirare al massimo al ruolo privilegiato di gargoyle, ma non certo a quello di esseri liberi.

 Pippo Civati, in un'illustrazione di Gustavo Dorè

Alessandro Di Battista dice che il M5S deve allearsi con  lo Ukip, un partito liberista e isolazionista che con noi ha pochissimo da spartire, perchè solo così potremo fare la guerra alla Troika, ovvero la casta europea. Questa è una priorità che secondo lui e molti altri val bene qualche sacrificio; o meglio, per come la vedo io, il sacrificio di tutto un patrimonio di orizzontalità e democrazia partecipativa costruito, anche da questi parlamentari ed attivisti, in anni di lavoro. Sergio Di Cori Modigliani arriva a tirare in ballo Stalin e la sua strategia geopolitica alla vigilia della Grande Guerra Patriottica per dimostrare che l'alleanza con Farage sarebbe vantaggiosa, in quanto permetterebbe al MoVimento di sopravvivere in un momento difficile e riorganizzarsi. Gli sfugge forse un aspetto, che invece io ho l'impressione di aver colto: la priorità di Stalin era conservare l'integrità territoriale e l'indipendenza del suo paese; la nostra dovrebbe essere quella di proporre un'alternativa alla politica tecnocratica portata avanti dai partiti, tanto a livello nazionale che europeo. Allearsi con un partito che ha un'ideologia hobbesiana e un concetto di democrazia verticale e puramente rappresentativo per preservare il consenso elettorale e pesare di più in una assemblea parlamentare significa adottare una logica verticale, da partito. Significa fare un passo verso la famigerata casta.

Sono d'accordo, destra e sinistra non significano più niente, troppo spesso e troppo a lungo queste coordinate spaziali sono state usate ad mentulam canis. Ridefiniamole, dunque. Comincio io. Per me "sinistra" vuol dire libertà, giustizia, solidarietà, reciprocità, corresponsabilità, fratellanza e generosità. "Destra", invece, tutto ciò che rappresenta lo Ukip.
 

sabato 31 maggio 2014

Analizzare e verseggiare a cuor leggero e tasche vuote


Cari amici del Bradipo, buondì. La tempesta è passata, la nave è affondata, e noi poveri naufraghi siamo circondati da un carosello di pinne dorsali che non promettono niente di buono. Ma anche nei naufragi si può trovare allegria, non foss'altro che per il fatto di non avere più nulla da perdere. Orsù, la vita continua. Riede alla sua parca mensa, fischiando, il zappatore; e il vostro Bradipo ritorna all'opra antica di far che il mondo intier di lui si burli. Andiamo avanti.

Un quesito si pone all'attenzione del volgo, che in queste triste lande è abbarbicato a una visione del mondo pressoché feudale, come la tellina allo scoglio: gli 80 euro di Renzi sono di sinistra oppure no? Detta in altri termini: gli italiani, fiaccati nello spirito da una storia di immobilismo e impotenza praticamente ininterrotti, e incapaci dunque di dare vita a un partito, un movimento, un circolo delle bocce che esprima un'alternativa, fosse anche la più blanda, al cannibalismo ideologico che chiamano "liberismo", si chiedono se Renzi sarà il Babbo Natale che regalerà loro un paese più equo e umano. Concedetemi un'ultima riformulazione: la zanzara gigantesca e apparentemente onnipotente che mi sta succhiando il sangue mi ha appena fatto una modestissima trasfusione; è forse questo l'inizio di un nuovo corso?

A uno studio lacunoso e approssimativo della Storia come quello che può vantare il vostro umile servo si impone all'attenzione un fatto: i popoli sono sempre stati un passo indietro rispetto alle loro classi dirigenti. Sono sempre stati reattivi, mai proattivi. Perfino il socialismo, con tutte le sue diramazioni dottrinarie e tutte le sue prassi rivoluzionarie, non è altro che una rielaborazione dell'economia politica classica, ovvero dello strumento attraverso il quale la borghesia si riproponeva di regolare il suo dominio, allo scopo di renderlo più saldo. E siccome l'uomo collettivo non reagisce a un principio, ma alla sua espressione concreta e materiale, è capitato molto spesso che l'opposizione a un determinato ordine si riducesse a pura resistenza passiva, senza che potesse emergere un principio alternativo con cui lavorare. Per principio non intendo un'idea o una convinzione, ma qualcosa che fosse effettivamente alla base dell'azione quotidiana di donne e uomini, e potesse trasformare il mondo. Lo spirito mercantile che si affermò in Europa fra il trado Medio Evo e l'età moderna era esattamente il tipo di principio di cui parlo. Per questo l'agire del mercante era insieme di tipo economico e politico.

Il marxismo-leninismo ha seguito un'altra strada. Ha detto "beh, il potere sta là, è già bello strutturato e organizzato, noi ce lo prendiamo con la forza e lo restituiamo gradualmente al popolo". Ad altri lascio le analisi sui motivi del fallimento di questo approccio, almeno per quanto riguarda la nostra piccola fetta di mondo. Il punto è che coloro i quali avrebbero dovuto guidare l'assalto al cielo a un certo punto si sono resi conto che la battaglia era persa, ma che lassù qualcuno li amava. Avevano bisogno di loro, della loro competenza e del loro patrimonio morale. E allora sono entrati educatamente, pulendosi i piedi sullo zerbino, e si sono messi a demolire la civiltà a colpi di maglio.

Su una cosa contano, questi signori: sul fatto che il guardo nostro al ciel si volga ognora. Perchè se cominciamo a guardarci dentro, e a guardarci intorno, scopriamo che il principio in grado di schiacciare una volta e per sempre quella fetente di zanzara esiste: si chiama mutuo appoggio. Non carità. Sentirci responsabili gli uni degli altri, lavorare gli uni per gli altri, concepire il benessere come conquista sociale, non personale. Per questo gli 80 euro del caccavellaro sono una trovata da genio del male: ristabiliscono, di fronte a un accenno di orizzontalità e di rifiuto della rappresentanza classica, il prestigio del modello verticale, e la nostra sudditanza ad esso. E il naufragar v'è dolce in questo mare...