giovedì 12 aprile 2012

Non si frigge il pesce con l'acqua


Ecco qua. I conti tornano. I nodi vengono al pettine. Non mi fregio certo di essere un intenditore di calcio, ma bastava avere qualche grammo di cervello nella scatola cranica per capire che il Napoli era poco attrezzato per affrontare la stagione che lo attendeva. Complice una schiera di giornalai prezzolati, completamente privi di etica professionale, molti napoletani si sono convinti che il Napoli fosse, per usare le parole di un simpatico e noto cabarettista, "una squadra fortissimi". Questa convinzione si è rafforzata allorquando, complici una serie di circostanze favorevoli, abbiamo ottenuto risultati importanti in Champions League. Ora che la benzina è finita, dopo 7-8 mesi passati a correre a perdifiato dietro i passaggi sbagliati di Gargano, i meno avveduti e critici si trovano di fronte a un duro risveglio. Come spesso accade in queste circostanze, subentra il rifiuto della realtà; e allora si cercano comode spiegazioni e capri espiatori.

Per alcuni oggi il capro espiatorio in questione è Walter Mazzarri. Se avessimo una macchina del tempo e potessimo tornare a due anni e mezzo fa, quando il molliccio e abulico Napoli di Donadoni veniva ridestato dalla grinta e dalla voglia di vincere del suo burbero successore, ci sembrerebbero assurde le critiche di oggi. E a ragione: se non fosse stato per lui, il Napoli si sarebbe trovato probabilmente a dover lottare per la salvezza. E invece oggi Walter Mazzarri è, per alcuni, il principale responsabile della nostra debacle. Rifondiamo, dicono costoro. A cominciare dall'allenatore. Non concordo assolutamente con questo punto di vista, e vorrei spiegarvi perchè, se mi omaggiate della vostra pazienza per qualche minuto.

Quali sono le critiche rivolte al nostro allenatore? Innanzitutto, quella di cambiare poco l'undici titolare. In effetti, sono pochi i giocatori su cui fa affidamento Mazzarri, a dispetto del numero di partite disputate e della grande dispendiosità del nostro gioco. Perchè, dunque? Sono solo fisime le sue? Ricordiamoci, per favore, di quella brutta partitaccia contro il Chievo, quando il buon Walter cambiò ben 7/11 della formazione. Ricordate la cappellata di Fideleff? Ricordate la prestazione indecente? Bene, perchè quella è la qualità di molti dei nostri panchinari. E non sorprende, viste le politiche di mercato della società (torneremo poi su questo aspetto).

Un'altra critica che riceve l'allenatore toscano è quella di non cambiare mai modulo. Bene, ieri vi ha accontentati, anche se a quel balordo 3-4-3 con Dzemaili sulla fascia e Hamsik al fianco di Gargano è stato costretto. Abbiamo visto i risultati. Così come abbiamo avuto modo di constatare, in alcune occasioni, che la difesa a 4 non è più affidabile della difesa a 3, se gli uomini che la compongono non apportano una migliore qualità. 

Terza critica: il Napoli non riesce a imporre il suo gioco contro le squadre, diciamo così, meno blasonate. Verissimo. Questa è una squadra impostata anni fa da Reja per difendersi e ripartire, e al loro arrivo sia Donadoni che Mazzarri hanno ritenuto di mantenere questa impostazione. Come mai? La risposta è a mio parere semplice: perchè non c'erano i giocatori che consentissero un'impostazione diversa. Se il Napoli non sa far girare il pallone come il Barcellona non  per colpa di Mazzarri, ma perchè in mezzo al campo ha Gargano e Inler, mica Xavi e Iniesta. Va detto anche che, rispetto al Napoli di Reja, quello di oggi non ha neanche la soluzione tattica di un centravanti potente e forte nel gioco aereo come Sosa, che possa raccogliere i continui lanci di Cannavaro ai quali ci hanno condannato i miei e i vostri peccati. Quando le difese avversarie si chiudono, per quanto modeste, facciamo una fatica pazzesca a creare occasioni da gol.

L'unica critica che, a mio modestissimo avviso, si possa fare a Walter Mazzarri è il suo stile comunicativo; il fatto di cercare continuamente scuse, di non ammettere mai che hai giocato da schifo, l'appellarsi a mille attenuanti. Non è questo il modo per far tenere i piedi per terra al pubblico napoletano, o a qualsiasi altro pubblico. Così si ottiene un solo obiettivo, quello di stizzire il proprio interlocutore. Ieri il Napoli è stato inguardabile, e si è meritato i fischi che ha ricevuto. Si discuta delle cause di quello scempio, ma non si cerchino attenuanti. 

Qual è il vero problema? Ne esistono due, secondo me. Uno è che il Napoli è palesemente male attrezzato per gli impegni e le aspettative che ormai, a otto anni dalla rifondazione, si trova di fronte. Questo è vero soprattutto per la difesa, reparto in cui è effettivamente difficile oggi trovare buoni giocatori che non gravino pesantemente sul bilancio societario. I difensori validi sono pochi. E se pago due milioni e mezzo a stagione a un Criscito, per esempio, dovrò aumentare l'ingaggio a tutti gli altri. Questo, nell'ottica di De Laurentiis, non è possibile.
L'altro problema, intimamente legato al primo, è che in Italia gli allenatori non possono costruirsi la squadra, ma devono prendersi un gruppo già formato e cercare di ottenere il miglior risulato possibile con quello che hanno. Se Mazzarri fosse alla guida di un club inglese, se avesse fatto lui il mercato, sarei il primo a chiederne "la testa". Ma se lui chiede Pinco e Pallino e invece gli comprano Tizio e Caio, io non me la sento di inchiodarlo alla croce. Se il Napoli è mal attrezzato non è colpa di Mazzarri, eppure quest'ultimo deve fare da "parafulmine" per evitare che le critiche distruggano il gruppo, proteggendo di fatto, implicitamente, la società che quel gruppo così carente lo ha assemblato.

Non si frigge il pesce con l'acqua. Certo, mi rendo conto che l'olio costa; ma senza quello non potrà venir fuori che una ripugnante brodaglia. Ecco cos'è il cattivo sapore che abbiamo in bocca da qualche settimana a questa parte.

sabato 7 aprile 2012

I moderati

E gli anni passano, i bimbi crescono, le mamme imbiancano, e gli idioti si moltiplicano. Il divenire storico, in questi ultimi decenni, può essere riassunto tutto nella progressiva e inesorabile perdita di intelligenza e capacità critica. Poveri capretti, macellati per la Pasqua...è vero, eh? Nel frattempo il governo di occupazione che si è insediato in questo paese con il beneplacito di quasi tutte le forze politiche si dedica sistematicamente e di gran lena alla distruzione di quel poco che resta del compromesso fra l'ansia smodata, psicotica, sadica di guadagno e potere delle elites finanziarie e il diritto di campare dignitosamente dei poveri stronzi come voi e come me. Siete contenti che Bossi si è dimesso? Bravi, fate bene. Bossi era il male assoluto, sputava mentre parlava (o bofonchiava) male dei meridionali, il che - non devo certo dirvelo io - è politicamente scorretto. Io, in quanto napoletano, mi sentivo profondamente offeso quando ascoltavo le sue dichiarazioni. Pensate che una volta ho pianto con le lacrime. Mario Monti, quello sì che è un signore! Parla in modo chiaro, non sputacchia, si veste bene...
Come si è arrivati a questo punto? Come Lindo Ferretti prima che impazzisse, io mi ricordo di discorsi belli tondi e ragionevoli. Chi ci ha portati in questo inferno di salotti mediatici pieni di equivoci ideologici e confusioni semantiche? La risposta è: i moderati. 
Chi sono i moderati? Per capirlo, dobbiamo sciogliere proprio una delle confusioni semantiche di cui parlavo: non sono affatto moderati. Per capire questo equivoco, dobbiamo tenere presenti le parole del portiere Antonio Buonocore ne La banda degli onesti, quando la moglie teutonica gli propina del vino allungato con l'acqua. Il meschino rimprovera la donna per la nefasta iniziativa, e le fa presente che a lui bastano "due dita, un mignolo, purchè sia vino". L'acqua snatura la bevanda in questione, fino a renderla irriconoscibile in quanto tale. I "moderati" mettono acqua al vino del discorso politico,  e l'effetto è appunto quello di snaturarlo. Per merito loro, oggi è impossibile fare un discorso politico sensato in questo paese, perchè per moltissime persone i parametri stessi di quel tipo di discorso non sono più politici.
La proprietà dei mezzi di produzione e distribuzione della ricchezza. L'accesso al reddito. La regolamentazione del lavoro. L'entità e la ripartizione della spesa pubblica. Questi sono gli elementi di un discorso politico serio, non la corruzione e il nepotismo di questo o quel partito, soprattutto quando sappiamo benissimo che nessuna forza politica ne è esente. Non ti voto perchè sei onesto (il che poi è tutto da dimostrare), casomai ti voto perchè condivido il tuo progetto, la tua linea politica. Ma certo, se la tua linea politica consiste in un progetto di macelleria sociale (il capretto siamo noi, avete capito o no?), non ti conviene parlarne. Ti conviene buttarti sulla "cultura", mandare da Fabio Fazio una truppa scelta di musicisti, scrittori e cineasti   fedeli alla nobile causa della pagnotta, ma che si presentano bene, sistimatielli e educati. Così gli elettori del PD dicono "ma guarda come è colto, come si veste bene, tutta un'altra cosa rispetto a quelli di destra..." 
Immaginate di essere stati chiusi in una stanza, ma pulita,  arredata con gusto, eh... Immaginate che a un certo punto entri un uomo di bella presenza, di aspetto curato, accompagnato da un paio di guardie del corpo, di quelle grosse, tipo Fusco e Amaniero...che queste guardie grosse vi immobilizzino e vi abbassino i pantaloni, e che l'uomo distinto tiri fuori una nerchia di proporzioni grottesche, con la quale vi sodomizza senza pietà. In tutto questo, Allevi suona un pezzo jazz molto evoluto sul piano a coda, e Fabio Volo legge Kerouac. Voi, le vostre urla e il vostro sangue siete fuori campo. I moderati non apprezzano il vino forte.

giovedì 5 aprile 2012

Aridatece Bettino!

Bettino Craxi. Uno che mangiava, ma ti lasciava le briciole.

Innanzitutto sarà il caso di fare una precisazione: io faccio parte di quella categoria di fessi avvezzi a rispettare le regole. E non solo per il timore delle sanzioni in cui potrei incorrere se non lo facessi, ma perchè ci credo, nelle regole. Non nell'imposizione autoritaria, che è cosa diversa, ma nella necessità di autolimitarsi nella propria libertà ed autonomia per non nuocere al prossimo. Alcune leggi o norme possono apparire ingiuste o esserlo palesemente, e in quel caso non ho difficoltà a ignorarle del tutto. Ma appropriarsi di ciò che non è nostro, al di là di qualsiasi discorso sulla natura della proprietà, è indubbiamente immorale  qualora lo si faccia ai danni del nostro prossimo e non di istituzioni senza volto e senza legittimità. 

Detto questo, devo confessarvi di avere negli ultimi tempi una certa nostalgia di Bettino Craxi e della Prima Repubblica. Quando c'era lui l'Italia era prospera. Ladrona, come oggi, ma prospera. Io, figlio di un'insegnate e di un contabile, facevo due mesi di vacanze all'anno. Luglio mare, agosto montagna. 
Certo, era un sistema inaccettabile. E arrivarono Di Pietro & co. a spazzarlo via, a botte di sentenze. Io gioivo nel veder cadere i sobri corrotti del tempo che fu, perchè non sapevo cosa sarebbe venuto dopo. L'alternanza di pagliacci corrotti, privi di qualsiasi velleità di governo, e di quella nuova sinistra che man mano ha scoperto il suo vero volto di subdolo e spietato alfiere del più bieco neoliberismo.

Dopo vent'anni di questa jacovella condita di programmi di "approfondimento" per lo più finti e asserviti alle istanze di questa o quella parte politica, non c'è neanche più bisogno della politica, ridotta a mero teatrino di inciuci più o meno avvincenti. Guardatelo, Mario Monti: è Darth Vader senza la maschera. Dietro i baffetti di D'Alema, l'emaciato pallore di Fassino, la zella di Bersani, c'era lui. Lui e i suoi amici tecnocrati, con le loro teorie economiche antisociali, da manicomio criminale. Se quando avevo 17 anni e occupavo il mio liceo la parola socialdemocrazia mi sembrava una bestemmia e Bettino era il nemico da trasformare in insaccati, oggi darei 10 anni di vita per poterli riavere indietro. A questo siamo. E adesso scendo a farmi un paio di birre e cercare di non pensare a quanto è profondo il baratro.

lunedì 2 aprile 2012

Merda...


Conoscete quel giochino di associazioni mentali in cui a una determinata parola si deve rispondere con un'altra, il più velocemente e spontaneamente possibile? Alla parola "merda" la stragrande maggioranza dei napoletani risponderebbe rapidamente, senza alcun tentennamento, "Juve!" Per questo costa ammettere che ieri sera questa squadra di pupù ci ha surclassati, giustificando e motivando con un'ottima partita il divario che esiste in classifica fra noi e loro. Inutile appellarsi alla sfortuna o a presunte sviste arbitrali, quando si chiude un incontro senza aver mai impegnato il portiere avversario. Persino in un campionato mediocre come questo, in cui pare che il terzo posto faccia ribrezzo più che gola per il numero di occasioni perse dai club che potrebbero e dovrebbero ambire ad esso; perfino in questo campionato disastrato e sgangherato, la qualificazione alla Champions (seppure tramite i preliminari) appare di difficile conseguimento. 

Ieri i giornali ci hanno comunicato la scomparsa di Giorgio Chinaglia, uno dei più noti protagonisti del calcio italiano degli anni Settanta. Un calcio con la serie A a sedici squadre, con le rose di sedici giocatori, e lo scudetto a 45 punti (la vittoria ne valeva solo due). Un calcio su cui un'indole nostalgica potrebbe riversare torrenti di elogi, ma che forse può essere definito semplicemente meno evoluto, da una serie di punti di vista, di quello attuale. Allora ti bastava prendere un paio di campioni e inserirli in una rosa di discreti gregari per ambire ai primissimi posti; oggi non è più così. Le innovazioni tattiche hanno esaltato l'aspetto mentale, l'importanza di una buona lettura della partita da parte del mister ma anche di chi scende in campo, e la velocizzazione del gioco ha reso il cosiddetto turnover un'esigenza, non già un decadente vezzo con cui la perfida Albione lusinga e corrompe la virilissima italica gioventù. Se in questa serie A vuoi primeggiare, ti servono 20 giocatori di buona, se non ottima, qualità. 20 uomini che sappiano calciare un pallone, che riescano a far bastare le loro energie agli sforzi richiesti dalle varie fasi delle partite e della stagione, e che sappiano stare in campo. Il Napoli tutto questo non ce l'ha.

I calciatori utilizzati con una certa assiduità dal nostro allenatore sono 15: oltre ai titolari, che conosciamo bene, ci sono Britos, Dossena, Dzemaili e Pandev. Gli altri non hanno fatto che apparizioni sporadiche. La nostra difesa è - ahimé - deficitaria. Paolo Cannavaro, che alcuni pagliacci prezzolati vorrebbero mandare in nazionale, è un difensore spesso distratto, fuori posizione, talvolta poco reattivo; Aronica è un onesto spaccalegna che spesso è costretto ad arrangiarsi come può, e dunque a regalare sovente calci piazzati sui quali puntualmente rischiamo di prendere gol, palesando enormi difficoltà nella marcatura; Campagnaro è addirittura adattato al ruolo di difensore, e difatti pare più a suo agio nel portare palla che non nell'ingrato compito di formare la linea di difesa insieme a compagni non eccelsi come quelli appena menzionati.
La mediana è formata da due giocatori che militano nelle rispettive nazionali, ma è forse male assortita. Inler sembra non essersi mai integrato appieno nel gioco di questa squadra, al contratio di Gargano; il quale, però, sbaglia una percentuale di passaggi preoccupante, vanificando in buona parte lo straordinario lavoro svolto in fase di non possesso. 
Lì davanti c'è la qualità, i giocatori che dovrebbero fare la differenza. Ma non sempre sono lucidi e hanno voglia di vincere. Hamsik ieri sera era inguardabile, ci mettevo più agonismo io quando giocavo con gli amici al Manzoni o al Kennedy. Ma serio. 
In ultimo, la riluttanza di Mazzarri a cambiare. Lo slovacco in campo non ci doveva proprio scendere. O, in alternativa, andava cambiato al 10° del primo tempo. E picchiato negli spogliatoi con gli asciugamani bagnati.

Dunque, rosa inadeguata. Siamo sempre lì. De Laurentiis, che a giudicare dalle interviste che rilascia deve fare ampio uso di sostanze psicotrope, dovrebbe drogarsi di meno e spendere un po' di più. E mangiatela l'emozione di comprare un terzino sinistro! Un mediano che non sia di vetro, magari. Un difensore centrale affidabile. Se non hai intenzione di farlo, non capisco proprio tutto il tuo snobismo nei confronti dell'Europa League, perchè in questo momento non siamo attrezzati per altro. Per colpa tua io sono costretto a scrivere che la Juventus, quanto di più simile alla cacca esista nel mondo pedatorio, ha giocato molto meglio di noi, e ha meritato di vincere. Bada bene che, se l'anno prossimo non assortisci una rosa degna del Napoli e di Napoli, io mi metto a tifare per l'Arzanese. Guarda che lo faccio!

Bene, ora che ho detto tutto quello che pensavo, torno al mio aerosol. Tutelerò gli scampoli di salute che ancora mi restano, dopo che gli strali della sorte avversa di shakespeariana memoria mi hanno trafitto come un San Sebastiano vestito d'azzurro... Caro presidente, ti offrirei un tiro, ma è solo un blando cortisonico privo di qualsivoglia proprietà stupefacente...

giovedì 15 marzo 2012

Ma quanti giganti può mai abbattere Davide?


E così è finito il sogno. Si torna alla dura realtà. A soffrire contro il Siena e il Cesena, a lanciare bestemmie all'indirizzo di Cannaguaio, a sperare in una finale di Coppa Italia che impreziosisca una stagione esaltante, ma che ha palesato finora anche limiti e difficoltà. Vincere il trofeo appare invece impresa difficile, alla luce della manifesta incapacità della nostra squadra di amministrare i 180 minuti.

Sapete quanto io goda nell'attaccare il presidente del nostro club. Sapete che lo ritengo un cazzaro, un esaltato, un narcisista con una visione distorta della realtà e una cupidigia che se esistesse il padreterno lo farebbe andare dritto dritto all'inferno. Ma oggi non voglio abbandonarmi agli insulti e al turpiloquio, bensì fare delle semplici constatazioni. Ieri in campo c'erano due squadre separate da un chiaro divario: da una parte campioni affermati ed esperti, con altri campioni seduti in panchina e pronti a sostituirli, dall'altra un manipolo di ragazzotti volenterosi, non privi di tecnica, talento e fiato, ma evidentemente non ancora completi e pronti a muoversi agevolmente su un palcoscenico come quello della Champions League.
Per arrivare a sfidare il Chelsea, abbiamo dovuto affrontare altre corazzate del calibro di Manchester City e Bayern Monaco. Quanto abbiamo fatto è straordinario, alla luce dei nostri mezzi, della nostra rosa, delle difficoltà più volte evidenziate in campionato contro compagini anche modeste. Straordinario se si tiene conto che abbiamo affrontato dei giganti; noi, squadra di discreto livello ma niente di più, armati della nostra fionda. 

Irriverenti e francamente assurdi paragoni sono stati fatti tra questo Napoli e quello che partecipò alla Coppa dei Campioni nella stagione '90-'91. Siamo seri, ragazzi: quello era uno squadrone, questa è una squadra dal grande, grandissimo cuore. Nel calcio di oggi per primeggiare bisogna spendere paccate di milioni, per usare un'espressione cara al nostro ministro del lavoro; non si può sperare di vincere con una difesa titolare formata da Cannavaro, Campagnaro e Aronica. Non è un attacco personale a questi giocatori, professionisti seri e attaccati alla maglia, ma una semplice presa di coscienza. Per far fuori Golia con una fionda ci vuole anche una buona dose di fortuna: ieri non ne abbiamo avuta. 

Mi sono volutamente astenuto dall'ascoltare o leggere interviste, stamattina. Non mi interessa cosa hanno da dire il grandissimo Walter Mazzarri, al quale dobbiamo il 60-70% del nostro successo, ma che spesso offre analisi poco lucide e obbiettive delle sconfitte; e non mi interessa, soprattutto, quello che ha da dire il presidente. Carnevale è passato, le chiacchiere non ci servono a niente. Applaudo Davide, pesto e malconcio dopo il faccia a faccia con un Golia cinico e spietato, e mi auguro che anche noi si abbia un giorno un gigante da far scendere in campo contro le grandi del calcio europeo. Nella contingenza, attendo con ansia il 21 marzo e la sfida contro il Siena per conquistare la finale di Coppa Italia. Una sfida a colpi di fionda, come si conviene a noialtri militi normodotati.

martedì 13 marzo 2012

Caro Giacobbo...


Caro Roberto Giacobbo, come sarebbe bello se avessi ragione tu. Se esistessero i marziani, i vampiri, dio, Capitan America e la rabdomanzia. Se io, incapace di imprimere un qualsiasi cambio di direzione alla mia vita, seppur minimo, potessi restare sprofondato in un divano, avviluppato dal tanfo della deboscia, mentre i leprecani e le fate intrecciano il mio destino danzando al ritmo di una giga irlandese nelle colline di Connemara... Se all'improvviso, mentre affronto la titanica impresa di grattarmi il punto più centrale della schiena, arrivasse una letterina dal Polo Nord, in cui Babbo Natale mi comunica di aver versato un sostanzioso bonifico sul mio conto. Se, infine, dopo la morte per inedia che di certo mi attende le Valchirie mi prendessero per mano e mi conducessero verso i verdi prati del sempiterno coito, accompagnato da smodate libagioni di idromele e dalla immortale e vagamente guerrafondaia musica di Richard Wagner.
Sarebbe bello, ma non sarà. Perchè di tutto quello che ho nominato solo tu, caro Giacobbo, esisti. E scusate se è poco.

Su questo riflettevo ieri sera dopo ua conversazione con una signorina la cui identità non sarà rivelata per proteggerla dalle famigerate logge massoniche segrete dei malvagi gnomi venusiani. Nell'essere informato di emanare energia, reagivo come il pythoniano sig. Praline quando il sindaco di Derby entra nell'ufficio postale in pompa magna, su un paio di trampoli. Io emano energia? Possibile? Ma se potessi incanalarla...quante cose potrei farci...mi viene in mente la vecchia pubblicità del lievito Bertolini...
Potrei trovare un lavoro ben pagato, accendere un mutuo, comprare una casa di quattro stanze, fidanzarmi con una donna che non mostri alcun segno di squilibrio mentale e farci un paio di figli modello, che non si drogano, non bestemmiano e non guardano le donne nude su Internet.
Certo, se gli antichi Egizi hanno costruito le piramidi...e caro Giacobbo, tu sai bene che in realtà gli Egizi altro non erano che alieni, se vogliamo anche male camuffati, con quegli assurdi copricapo, e che sono venuti sulla terra a colonizzarla, ma poi a un certo punto è successo un fatto che va' trova tu che è successo, e se ne sono tornati nella galassia di Alpha Centauri a suonare sempre le stesse cinque note sul sintetizzatore.

Come sarebbe bello, caro Roberto, abbandonare ogni rigore scientifico e rinunciare finanche ai nostri averi, per seguirti sulle strade polverose dellla Galilea a dorso di mulo. E se si resta senza provviste qual è il problema? Si guarda in cielo con le fauci spalancate a ricevere la manna che non tarderà a scendere su di noi. E se finisce il vino? Si trasforma l'acqua, che ci vuole? Io ti seguirei proprio, caro Roberto, perchè qui, come si dice a Roma, non c'è trippa per gatti. E sai, quando le tenebre calano sulla Terra (che pare non sia piatta, secondo recenti scoperte), e insieme all'alcol offuscano la luce del giorno, l'ipotalamo prende il sopravvento e la ragione si fa un bel weekend lungo; allora si sogna, e nel sognare si rimuove qualsiasi ostacolo a ciò che nella mia bella lingua d'adozione si chiama wishful thinking, ovvero la tendenza a pensare che qualcosa sia semplicemente perchè noi vorremmo che fosse. Ma, ahimè, il giorno non tarda ad arrivare, e a dissipare, anche con una certa brutalità, i sogni e le visioni formatisi in cotale stato. Il bonifico di Babbo Natale non è arrivato, ne sono certo. Ho fatto l'estratto conto. La donna che aveva preso forma nella melassa dei sogni era solo un riflesso di una gentil dama che ora chissà dov'è, semmai esista, e nutro forti dubbi sul fatto che le Valchirie mi condurranno in un qualsivoglia luogo dopo il mio trapasso.

Caro Giacobbo, non serve cercare prove dell'esistenza del mostro di Loch Ness, o dell'abominevole uomo delle nevi: queste bislacche creature esistono nella nostra immaginazione, e tanto ti basti. L'immaginazione è l'unica risorsa del tutto gratuita, che nessuno potrà mai sottrarci. In un derelitto angolino della mia psiche, io credo in te. Credo nei leprecani, nelle fate, nella felicità coniugale e nel tempo indeterminato. Ti seguirò sempre, d'ora in poi. Su Voyager, quando le tenebre scendono sul mondo. Se invece tu dovessi indossare una veste di ruvida iuta e vagabondare per villaggi e deserti della Giudea, temo che dovrò passare la mano. Una forza occulta e misteriosa mi attrae verso un triangolo che ha come vertici il mio letto, la mia postazione Internet e la cucina. Saranno i poltergeist degli antichi Babilonesi?

giovedì 1 marzo 2012

Quando le pecore fanno il gioco del lupo


Sempre alieno al contesto, ormai è un'abitudine consolidata. Nel giorno in cui vengono a mancare simultaneamente Lucio Dalla e Germano Mosconi, il vostro Bradipo sente l'impulso a scrivere di tutt'altro. La Repubblica online pubblica oggi un'intervista al carabiniere ormai noto all'Italia intera con l'appellativo di "pecorella". Leggo l'articolo, e rifletto sul concetto di violenza, che è a mio parere molto più complesso e problematico di come venga posto dall'informazione mainstream. 

Essendo stato uno studente di linguistica, ed essendo uno che si diletta a giocare con le parole, mi sembra naturale partire proprio dal lessema violenza, e chiedermi cosa voglia dire. Molto spesso si usa il sostantivo violenza, o l'aggettivo corrispondente, per riferirsi a qualcosa di rude, duro, ma non violento in senso stretto. Il rugby è uno sport violento, opina qualcuno; se parliamo poi di pugilato, il giudizio è quasi unanime. Eppure, quando due pugili salgono sul ring, sanno benissimo di doversi prendere a pugni, e di solito sono preparati atleticamente e psicologicamente a subire i colpi dell'avversario. Dunque sarà più appropriato dire che la boxe è uno sport rude, duro, piuttosto che violento. Se pensiamo al verbo violare diventa più visibile quell'area semantica coperta dai termini "violenza" e "violento", e spesso dimenticata. Se risaliamo all'etimo di questa famiglia di parole, ci rendiamo conto che l'essenza della violenza non sta nell'uso della forza, ma nell'uso illegit timo, perverso (nel senso latino) di essa. Violenza è un sinonimo quasi perfetto di prepotenza. Un pugno non è necessariamente violenza, mentre un tratto di penna può essere un gesto smodatamente violento. La violenza non implica l'esercizio della forza fisica o un atteggiamento rabbioso e scomposto; anzi, la peggiore violenza è quella talmente strutturata e consolidata da poter essere praticata in assoluta serenità.

Facendo un ulteriore passaggio logico, possiamo affermare che il concetto di violenza è indissolubile da quello di prevaricazione. Quando il debole tira un pugno, è invariabilmente per difendersi. E non lasciamoci ingannare dal fatto che il forte se ne sta lì serafico, senza una piega o una gualcitura sul doppiopetto di Saville Row: la sua violenza è delegata ad altri, e quel magnifico esempio di alta sartoria che indossa è, a ben vedere, una sorta di uniforme della peggiore categoria di violenti. 

Il ragazzo sardo di 25 anni che si è guadagnato l'encomio del suo capo e il plauso di qualche radical chic che legge Repubblica è uno strumento di violenza. Impassibile, senza titrare un solo colpo di manganello, senza reagire alle provocazioni che subiva, il giovane F. ha difeso con il suo corpo, unito a quello di tante altre pecorelle, un sopruso di inusitata violenza. come altro definire un'opera che si fa passando su un dissenso così forte e diffuso? Il carabiniere F. non è cattivo, come Mario Placanica. Certo, non è neanche Salvo D'Acquisto o uno di quegli eroi delle fiction. Fa il suo lavoro di pecorella, a difesa dell'altrui violenza, usando la forza solo se è necessario. Ma non è una vittima, quello no. Lasciate stare Pasolini, e non ci rompete i coglioni con la storia che F. è figlio di un operaio. La violenza, quella seria, quella pesante, è un fiume di merda che sgorga da sorgenti d'alta quota. Quando arriva da noi, qui a valle, si può scegliere solo se navigarlo oppurtunisticamente o cercare di arginarlo. E il giovane F. ha scelto di farci rafting, in quella merda, sulle teste di chi ci affoga.