domenica 9 giugno 2013

La rabbia di Calibano






Cari amici del Bradipo, buona domenica. Mi prendo una pausa dagli studi matti e disperatissimi ai quali mi ha costretto il Tirocinio Frantumativo Abietto per tornare a dialogare con voi. Siete contenti?

E per non allontanarci troppo dall'oggetto di suddetti studi, parliamo di letteratura inglese. Nella prefazione al Ritratto di Dorian Gray Wilde ci dice che:

The nineteenth century dislike of Realism is the rage of Caliban seeing his onw face in a glass.

Traduco per  i non-anglanti: "il disprezzo del diciannovesimo secolo per il Realismo è la rabbia di Calibano nel vedere il proprio volto in uno specchio". Chi è Calibano? Un personaggio de La Tempesta di W. Shakespeare, una sorta di mostro abbrutito dall'asservimento a un potente mago che lo comanda a bacchetta. Calibano non sopporta la vista della propria immagine riflessa in uno specchio. Preferisce rimanere nell'ignoranza della propria condizione. Preferisce non vedere come l'ha ridotto Prospero, il suo padrone, con i suoi raggiri e le sue promesse di una libertà che non arriva mai.

Wilde aveva capito la sua epoca. Aveva capito come la morale e lo stile di vita vittoriani avessero ridotto il popolo inglese, in particolare la borghesia e il ceto medio (che poi erano coloro che leggevano e andavano a teatro) in uno stato calibanesco. Il bisogno di essere divertiti (verbo che nella sua accezione originaria vuol dire sviare o deviare da un corso) è fondamentale in un'epoca senza libertà e senza bellezza. E l'arguto Oscar costruì la propria fortuna su quell'esigenza. I latini parlavano di educare divertendo, prodesse et delectare; Wilde invece, con la scusa di divertirti, ti sfotteva. Il pubblico andava a vedere The Importance of Being Earnest o Lady Windermere's Fan e rideva, senza rendersi conto che quella satira metteva alla berlina la sua pochezza morale, e che, se la si capiva fino in fondo, era feroce. 

Torniamo ai giorni nostri. Apro Facebook, e trovo un video di Lilli Gruber che chiede a Tony Servillo se gli piace Grillo. Proprio così. "Servillo, a lei piace Grillo?" Ora, a parte che le rime nella prosa e nel parlato andrebbero evitate, ma che razza di domanda è? Se qualcuno pensa che Grillo (o meglio, il M5S, che viene spesso furbescamente ridotto al suo leader) debba essere "bello", non ha capito proprio niente di quello che sta succedendo in Italia. Ovviamente Servillo ha risposto di no. Da buon attore, si è anche impostato, ha fatto finta di pensare, come se non fosse perfettamente consapevole che il suo pubblico è in larga prevalenza di area PD/SEL, e come se non sapesse di trovarsi in una trasmissione che lo aveva invitato perchè ha esattamente lo stesso bacino di utenza. Cosa sia avvenuto dopo, e quale contributo abbia potuto dare Paolo Sorrentino, ospite insieme all'interprete di tanti suoi film, non so dirvelo. Ormai ho una bassissima soglia di tolleranza dell'idiozia, dell'ipocrisia e della violenza, per cui ho smesso di guardare. 

La rabbia di Calibano è la rabbia dei servi. E servi è quello che siamo. Guardiamoci in faccia, non ci prendiamo in giro. Bello era il macchinista di Guccini, che lanciava una locomotiva a bomba contro l'ingiustizia. Perchè gli eroi son tutti giovani e belli. I servi no, i servi sono brutti. Servi di una morale e di un modo di vivere che prevedono l'esistenza di Prospero, che l'accettano, che implicano la rinuncia ad affrancarsi da lui. "Ti piace Grillo"? Ma che domanda è? Calibano oggi è a un bivio: prendersela con lo specchio, o prendersela con chi lo ha ridotto così. E non sarà su La 7, statene pur certi, che vi spiegheranno chi è Prospero e come vi fotte.

1 commento:

  1. E' stato un piacere conoscere l'esistenza dei 'quaderni del bradipo'mi piacerebbe restare in contatto. E' possibile su fb?

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