sabato 22 agosto 2015

Mundo perroflauta

Cari lettori, buon pomeriggio. Oggi ricomincia il campionato di Serie A, per cui immagino che molti di voi avranno di meglio da fare che non leggere le mie elucubrazioni da quattro soldi. Ma siccome sono, come ben sapete, affetto da narcisismo patologico, e scrivo innanzitutto per me stesso, here goes, come dicono a Mercato S. Severino. 

Cominciamo dallo spiegare il lessema "perroflauta", un neologismo del castigliano del quale mi sono innamorato al primo ascolto. Si ottiene fondendo "perro", ovvero "cane", e "flauta", che come avrete intuito vuol dire "flauto". Si tratta dell'hippie 2.0, una sorta di samurai della deboscia e del sudore ascellare che vive nelle nostre città, cibandosi del prodotto dell'altrui lavoro. Quale sia il mio atteggiamento rispetto a questa categoria umana l'avrete capito già dalla descrizione che ne ho fatto. Va aggiunta una postilla: il perroflauta, more often than not, come si dice a Terzigno, si riconosce in ideologie politiche di sinistra, o presunte tali.

Di fronte a casa mia, in particolare, c'è un edificio occupato da perroflautas e adibito a maniero dell'inanità, nelle forme a loro più congeniali. E' importante capire che l'ozio del perroflauta non è semplice pigrizia, tende a un fine ben preciso: quello di distiguersi, in tutto e per tutto, da genitori schifosamente "borghesi" che lo hanno nutrito, lo hanno vestito, lo hanno fatto studiare, preparandolo a diventare come loro. E quindi, secondo uno schema semplice ma efficace: il borghese si taglia i capelli? Io me li faccio crescere; il borghese si veste in un modo, io in un altro, il borghese lavora per fare soldi, io faccio lavoretti col vimini quando ne ho voglia e così via

Perché vi parlo di questo? Per un semplice sfogo da vecchio intollerante e rancoroso? No, non solo. Ve ne parlo perché mi accorgo che il mondo è sempre più perroflauta, e che questo perroflautismo fagocita ogni possibilità di reale, autentica liberazione. Se tu, dopo aver disegnato A cerchiate su ogni porta e su ogni muro del tuo squat, realizzi ogni tua vocazione e ambizione attraverso uno stile, una forma che lascia inalterata la sostanza dei rapporti sociali - che sono essenzialmente rapporti di produzione, e quindi afferenti alla sfera del lavoro -  sei di fatto un conservatore. E il tragico fraintendimento in base al quale passi per un rivoluzionario non fa che danneggiare la causa a cui i simboli di cui ti ammanti alludono.

Ti vedo, amico perroflauta, aggirarti per il supermercato di fronte casa, con il tuo cane e i tuoi dreadlock, in breve in uniforme da perroflauta. E tu, li vedi le donne e gli uomini che lavorano lì, per un salario probabilmente miserrimo? Riempiono scaffali, scaricano pedane di generi alimentari, battono articoli alla cassa. Quelli più sfortunati sono nel retrobottega del panificio annesso al supermercato, sfornano focaccia a ciclo continuo, li vedi fare capolino ogni tanto solo per rifornire il bancone. Sono sudati, stravolti dal caldo e dalla fatica. Hanno bisogno di aiuto. Hanno bisogno di un nuovo ordine, quello a cui allude la lettera O che cerchia la A nel simbolo che hai dipinto sulle tue porte, sui tuoi muri, sulla tua saracinesca. 

Ma perché insisto a prendermela con te. Come dicevo prima, il perroflautismo è di moda, se non nelle apparenze esteriori nella sostanza. Collocarsi nel proprio spazio per definire la propria identità, e al diavolo gli altri. La nuova Sinistra sembra essere questo. Apathie dans l'ordre. E allora, cosa resta da dire? Bau...

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