domenica 1 novembre 2015

La vita vera


Qualche giorno fa ho interrogate due mie alunne. Avevano saltato la verifica, e io ho l'ingrato quanto noioso compito di valutare i fanciulli assegnando loro un valore da 1 a 10. Al fine di evitare che qualche genitore protestasse perchè alla sua figliola non era stato assegnato un numero di gara, ho dovuto chiamarle alla cattedra, eccitando in costoro una vistosa sudorazione e, con tutta probabilità, una accelerazione del tutto fuori luogo del battito cardiaco.

La buona notizia è che una delle "mute", nutrita categoria di alunni e alunne che non aprono bocca durante le mie lezioni neanche sotto minaccia di morte, era preparata. Studiano nell'ombra, a mia insaputa. Ci tengono. La cattiva notizia è che l'altra, una esponente di primo piano dei "suricati", ovvero di quegli alunni e quelle alunne che non perdono una virgola del mio eloquio, mantenendo per tutta la durata della lezione un livello di attenzione che garantirebbe loro la sopravvivenza allo stato brado nella savana, ha fatto fetecchia.  La ragione della disfatta è da attribuire, a detta della signorina in questione, alla sua incapacità di parlare in inglese di letteratura. Mi garantiva però, miss Serengeti, che quando si tratta di vita vera se la cava benissimo. Ad esempio, in un centro commerciale non ha problemi. Le scarpe e le borse sono vita reale, l'opera di Oscar Wilde no.

Il fatto, amici miei, è serio. Se, in una quinta superiore, una delle alunne più attente e interessate pensa davvero che le Hogan siano più "vere" di The importance of being earnest, dobbiamo fermarci a ragionare. Non è per timidezza, non è per insicurezza che restano in silenzio a fissarti come se fossi pazzo; lo fanno perchè non sono capaci di altro. Non è imbarazzo che provano quando ti sforzi di tirarli dentro la lezione; è straniamento. Perchè vuoi che parli io? Chi sono io per parlare al posto tuo? Ma, molto più semplicemente, chi sono io? Che cosa vuol dire essere IO? Io, muto o suricato che sia, so solo il mio nome, il mio cognome, la classe in cui mi avete messo e quattro o cinque nozioncine che mi avete, chissà come, cacciato in testa. E non vedo l'ora di uscire da questo posto, specialmente adesso che questo terrone semicalvo e completamente invasato ha cominciato a destabilizzarmi con le sue strane idee sullo studio e sulla scuola. Sarà una lunga, penosa mattinata, ma alla fine l'ultima campanella suonerà il "liberi tutti" e uscirò da qui, per tornare alla vita vera. Quella che si fa capire, che non mi pone problemi, in cui ogni cosa ha un solo significato, chiaramente rivelato una volta per tutte. Anche io. 

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