lunedì 17 ottobre 2011

Fantozzi, Folagra e il sanpietrino


Ieri ho pubblicato un post in cui facevo notare quanto fosse assurdo, all'indomani di una manifestazione come quella di due giorni fa, insistere solo e ossessivamente sugli incidenti causati da poche centinaia di persone, a fronte di una marea di gente che è sfilata in modo ordinato e composto. Facevo notare come quelle violenze sporadiche e circoscritte fossero poca cosa in confronto alla violenza sistematica di un sistema economico che ormai ha gettato la maschera e si dichiara per quello che è, ovvero il più sofisticato e spietato piano criminale nella storia del genere umano. Proprio in virtù del fatto che i nodi stanno venendo al pettine, un numero sempre crescente di persone sta cominciando a rendersi conto che c'è qualcosa di seriamente disfunzionale nel nostro modo di vivere. Il malessere che fino a poco tempo fa riusciva difficile da identificare e spingeva persone sole e confuse verso soluzioni individuali come la New Age, le religioni orientali o i molto più banali e tradizionali droghe e alcol, oggi sta assumendo contorni un po' più precisi. Come tutti i sistemi che l'hanno preceduto, il capitalismo è entrato in un fase di declino, che inevitabilmente si concluderà con la sua trasformazione in qualcosa di diverso.

Naturalmente, come è sempre avvenuto nella storia, le classi dominanti non stanno a guardare mentre i fondamenti della loro supremazia vengono messi in pericolo. Siccome il sistema di produzione e distribuzione della ricchezza che chiamiamo "capitalismo" è fondato, perlomeno nella sua variante occidentale, sul consenso popolare (per quanto estorto con raffinate tecniche di disinformazione e distorsione dei dati reali), può resistere solo nella misura in cui mantiene un minimo di credibilità presso l'opinione pubblica. Nel momento in cui il proverbiale "uomo della strada" arriva a pensare che un dato ordine socioeconomico non solo non è il migliore possibile, ma neanche il male minore, per il capitalismo è finita. Semplice. La chiave di volta del cambiamento - sembrerà prosaico ma è così - è la classe media. 

Questo lo sanno bene i giornalisti, il cui mestiere consiste proprio nell'orientare l'opinione pubblica e, in una fase come questa, soprattutto il dissenso. Nell'instradarlo su binari morti. Significativo, ad esempio, che chiunque metta in luce la sostanziale identità di posizioni fra centro-destra e centro-sinistra venga tacciato di qualunquismo. Non si portano argomenti per confutare l'affermazione (del resto non ce ne sono), ci si limita a screditare chi ha prodotto l'enunciato. A questo proposito fa d'uopo riconoscere il merito del marchese Fulvio Abbate, che dalla sua Teledurruti ha fatto coraggiosa professione di qualunquismo, ricordandoci l'assenza e il susseguente silenzio del centro-sinistra rispetto alle ragioni del 15 ottobre, e concludendo che sono tutti - cito a memoria - dei "burocrati di merda". E se entra in crisi l'illusione della rappresentanza sono cazzi per tutti.

Molti altri, purtroppo, hanno seguito ingenuamente un altro tipo di dinamica. Sfortunatamente, proprio il tipo di dinamica che i mezzi di comunicazione "ufficiali" si sono sforzati di innescare e alimentare. Una dinamica che è a mio giudizio meravigliosamente esemplificata da una delle disavventure più pregne di senso filosofico e politico del rag. Fantozzi: il suo incontro con il Folagra, e la conseguente adesione all'ideologia e alle prassi della sinistra extraparlamentare, così come si esplicavano nei tardi anni Settanta.




Folagra è un comunista di quelli vecchio stampo, dalla folta barba, l'espressione intrisa di amarezza e il linguaggio praticamente incomprensibile, al limite del grammelot. Illuminato dall'incontro con lui, Fantozzi si dedica per tre mesi a "letture maledette", fino a rendersi conto di essere stato sempre sfruttato dalla megaditta, come qualsiasi altro lavoratore del mondo. Il povero ragioniere "si incazza come una bestia"; ma che fare? E' stato proprio il Folagra a indicargli uno sbocco per tutta la sua rabbia, in un farraginoso discorso che ha concluso affermando: "è a monte che dobbiamo distruggere." 

Quello che segue è una delle scene più amare e patetiche (e al contempo ciniche e sarcastiche) di tutta la saga cinematografica. Fantozzi va al lavoro con un sanpietrino avvolto in un foglio di giornale, e dopo aver fatto tragica professione del suo status di vittima scaglia il rudimentale proiettile contro una finestra della sede aziendale. Immediatamente tutti i colleghi si dileguano, e il Megadirettore spunta  come una sorta di apparizione soprannaturale, dietro la vetrata dell'ingresso. Fantozzi viene quindi portato nell'ufficio del dirigente, per subire un clamoroso lavaggio del cervello che alla fine lo vedrà supplicare il suo aguzzino di lasciargli fare la parte della triglia nel suo  acquario dei dipendenti.

Come può Fantozzi distruggere a monte, armato di un semplice sanpietrino? La sua non può essere che un'espressione di forte disagio, non certo un gesto rivoluzionario. Fornisce al padrone il pretesto per colpire in lui il dissenso, e aliena le potenziali simpatie dei colleghi. Questo è uno script che ha caratterizzato tutta la storia della sinistra antagonista italiana, e che l'ha messa essenzialmente in fuorigioco insieme alle sue posizioni, anche quelle giuste e condivisibili. Lo stesso che vediamo in azione in un'intervista a un "black bloc" pubblicata oggi da Repubblica, giornale chiaramente dedito a demonizzare le anime più radicali del multiforme dissenso che sta attraversando il nostro paese. Lo fece il 14 dicembre scorso con un memorabile editoriale di Don Saviano, e lo ha fatto di nuovo in occasione del 15 ottobre. Se, dopo aver letto le farneticazioni di questo idiota, io ne auspicavo mentalmente l'imminente arresto con la conseguente neutralizzazione del pericolo che chiaramente rappresenta per la collettività, figuriamoci un moderato.

Le auto e le camionette bruciate, le vetrine delle banche sfondate, e tutti gli altri danni fatti a Roma l'altro ieri sono come il sanpietrino di Fantozzi: servono solo a danneggiare le giuste idee e istanze di chi è sceso in piazza per costruire un'alternativa all'esistente, non per giocare a fare la guerra. C'è però una differenza: Fantozzi almeno era a volto scoperto. Lui ha commesso un gesto prometeico, per quanto patetico nella sua inefficacia. I deficienti di Roma no. Loro hanno seguito l'antica strategia dello scagliare la pietra e nascondere la manina. Alla fine tanto, loro lo sanno, chi ci rimette le penne sono gli altri, i più ingenui, quelli che non hanno capito che si fa per giocare. Folagra parla di distruggere a monte; ma poi è Fantozzi che lancia il sanpietrino e subisce la repressione. E allora io suggerirei a tutti i Fantozzi come me (e siamo tanti) di lasciar perdere i Folagra (che sono pochi) , e pensare a come si possa agire per smettere di essere vittime.

3 commenti:

  1. Salve,
    concordo con l'articolo tranne sul punto che riguarda il Folagra.
    Fantozzi, siccome dopo le "letture maledette.... si incazzò come una bestia", decide di compiere un gesto eclatante contro il padrone. E, accecato dalla rabbia, compie il famoso gesto. Forse si sarà ispirato alla frase "....è a monte che dobbiamo distruggere" di Folagra, ma quest' ultimo ha mai parlato di sassi? Lo stesso discorso di Folagra non si capisce bene e quindi è difficile contestualizzare la frase "incriminata". Del resto solo un ingenuo come Fantozzi poteva compiere un gesto isolato contro il padrone senza rendersi conto che i colleghi si sarebbero sicuramente allontanati dal ragioniere. Infatti lo stesso Fantozzi (e lo stesso Folagra) si rende conto che gli danno del matto mentre mangia assieme al comunista, ma grazie alla "incazzatura" non ci fa caso quando lancia il sasso.
    Quindi la "pecora rossa" non fa altro che aprire gli occhi a Fantozzi ed è solo a quest' ultimo che bisogna attribuire la responsabilità del gesto.
    Saluti e complimenti per il blog.
    Cosimo

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    1. Firmato: Cosimo Folagra! :D

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  2. In realtà il punto su cui mettere l'accento è che Folagra è isolato; i suoi stessi compagni di lavoro non lo considerano, non gli danno alcun credito, non lo seguono, questo accade perché è inadeguato, non ha cioè, una strategia chiara per costruire l'alternativa di potere da contrapporre alla classe dominante. La sua concezione non è all'altezza della situazione. L'unico a consideralo è Fantozzi, nel quale riesce però solo a scatenare un gesto ribellistico che in assenza di una direzione chiara, rischia di essere incanalato nella mobilitazione reazionaria delle più larghe masse. Il problema non sta in Fantozzi che fa quello che spontaneamente gli viene di fare dopo tanto studio, ma privo ancora di una direzione all'altezza della situazione, di una linea chiara da attuare e privo di una organizzazione di riferimento. Chi si propone avanguardia deve assumersi la responsabilità, non ha senso scaricare la responsabilità su chi segue.

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