martedì 13 novembre 2012

La realtà è un bignè

 
I più sagaci di voi avranno intuito, dalla sempre più rada frequenza dei miei post, che mi sono cacato il cazzo. Si tratta di un fenomeno ciclico, più o meno come le maree o le crisi economiche, che si ripresenta ogniqualvolta vengano meno tutte quelle illusioni e quegli equivoci che ti portavano a vedere la vita con gli occhi di una canzonettista francese d'antan, invece che con quelli di un minatore gallese del primo Novecento. Ma tu lo sai, sai che prima o poi il grisù si diraderà, e ti ritroverai con una baguette sotto il braccio e il cuore colmo di aspettative completamente infondate, eppure non per questo di minore impatto sul tuo mondo interiore. E questa è la vita, mesdames e messieurs.
Oggi, anzichè andare a farmi la doccia dopo il consueto caffè mattutino, ho deciso di scrivere qualcosa. Segnali di ripresa? Mah...

Il fatto è che ieri si è verificata una vera e propria atrocità, che non potevo esimermi dal fare oggetto di sarcasmo e, perdonatemi, di vera e propria acrimonia. Mi riferisco, naturalmente, alle guaratte... ehm, volevo dire al dibattito per le primarie del centro sinistra. 
Ora, voi dovete sapere che io, fra tanti limiti e difetti, ho un dono: quello di capire in brevissimo tempo che qualcosa fa schifo. Una volta, anni fa, mi capitò di guardare un paio di minuti di un episodio di Sex and the City, e da allora ho la certezza, incontrovertibile per quanto mi riguarda, che si tratta di assoluta spazzatura. Mi direte "come fai a dirlo dai pochi minuti che hai visto?" La solita obiezione. Non lo volete capire che ho i superpoteri. Qualche volta ho provato a immaginare un imam che guarda una puntata qualsiasi delle avventure di quelle quattro sbarazzine picare della pica (nome salentino dell'organo genitale maschile); alla fine non avrebbe altra scelta, se non quella di attaccare con violenza, in ogni sua predica, la decadenza morale dell'occidente, e guidare il primo assalto all'ambasciata di turno.

Oh, mio Dio! Mi stai dicendo che in Iran c'è la monogamia???

Dunque, ieri mi è capitato di vedere qualche secondo del dibattito televisivo fra i cinque candidati premier (già la parola mi fa venire l'arteteca addosso) del PD, e vi ho immediatamente individuato qualcosa che mi ha fatto paura. No, dico proprio paura, non l'ho buttata lì così, la parola. Ora provo  a spiegarmi. Ma abbiate pazienza, perchè la dobbiamo prendere alla larga.

Quando ero ragazzino, si parlava dell'America (leggi USA) come qualcosa di lontano e assolutamente estraneo alla nostra realtà. Dire "e che stiamo, in America?" equivaleva a dire che un comportamento, un giudizio o un'analisi erano del tutto fuori luogo, perchè non tenevano conto della realtà dei fatti. L'America, nel nostro immaginario, era il luogo dell'assenza di realtà. Naturalmente, questa impressione ce la aveva comunicata il cinema, a ben vedere noi degli USA sapevamo poco e niente. Ma devo dire che crescendo e conoscendoli meglio quell'impressione è stata confermata. Gli Stati Uniti d'America sono il primo e, per quanto ne sappia, unico paese al mondo creato interamente dall'alto verso il basso o, come direbbero loro, secondo una logica top down. Anche la realtà, laggiù, è un prodotto. In un paese in cui moltissime strade non hano neanche i marciapiedi, in cui le piazze sono una rarità, in cui la gente non vive momenti di socialità che non siano mediati dal consumo, la realtà non può essere che un prodotto. Ma a noi ragazzini napoletani sembrava che l'Italia non potesse mai andare in quella direzione. Forse all'epoca ce ne dispiaceva, ma avevamo la chiara percezione che un paese in cui una ricetta di cucina si può trasformare in articolo di fede fosse al riparo dall'americanizzazione. E questo, amici miei, è il senso della democrazia: produrre cultura dal basso, tanto culinaria quanto politica.

Ci sbagliavamo. Abbiamo visto aprire i Mac Donald nella città della pizza, della mozzarella e della parmigiana di melanzane, abbiamo visto spuntare come funghi i centri commerciali (le famigerate mall), siamo arrivati perfino a celebrare Halloween (o Samhain, che poi è un perfetto esempio di come la cultura mainstream americana vampirizzi prodotti culturali altrui, lasciandone intatta solo l'esteriorità). E, last but not least, abbiamo visto la morte della politica. Ma come ha fatto la gente, quando si è sentita dire che le "ideologie" erano morte, a non togliersi le scarpe e tirarle verso il televisore? Il risultato di questa passività è stato che oggi di "ideologia" ne è rimasta solo una, quella del top down, della realtà bignè, la apro e ci metto dentro quello che voglio io.

Allora, ci sono cinque buste, scegliete. Però sappiate che la TAV si fa, la riforma dell'istruzione non si tocca, di riconsiderare la posizione dell'Italia rispetto a una UE che ci ha portati sull'orlo del baratro nemmeno a parlarne. Guardate quella come si è vestita, scegliete se vi piace di più la narraffione di quello o i "ma scusate" di quell'altro, se non riuscite a dormire c'è Tabacci che fa proprio al caso vostro. Scegliete la busta, e poi lasciate fare a noi: il ripieno di vostra scelta (la customizzazione), una veloce infornata, e la democrazia è servita.


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