sabato 1 febbraio 2014

Il negro di casa e il negro di campo

Cari amici del Bradipo, buonasera. Lo sapete che sono un populista, qualunquista, giustizialista e forcaiolo, vero? Fuori da questo paese bislacco, azzardo l'ipotesi che qualcuno mi potrebbe definire semplicemente una persona per bene, che si sforza di distinguere ciò che è morale da ciò che non lo è; ma in questo, che ha un senso della moralità quanto meno peculiare, io sono tutte quelle cose di cui sopra. E quindi adesso vi ammorbo l'anima. Se pensate che questo incipit sia pesante e moraleggiante, vi conviene smettere di leggere, perchè andremo solo a peggiorare.

Forse avrete letto che la Corte d'Appello ha pronunciato la sentenza sul caso di Meredith Kercher, la studentessa inglese uccisa a Perugia nel 2007. I verdetti di colpevolezza emessi in primo grado sono stati confermati per Amanda Knox e Raffaele Sollecito, già assolti in un processo d'appello annullato dalla Cassazione. Amanda ha ascoltato la sentenza dalla sua casa di Seattle, dichiarando chiaro e tondo di non avere la minima intenzione di venire a scontare la sua condanna. Del resto, il nostro ruolo nei confronti dell'alleato atlantico è sempre stato quello del negro di casa. Non c'è da stupirsi se non ce la restituiscono. Ci hanno forse reso giustizia quando a un posto di blocco alla perifieria Baghdad Mario Lozano aprì il fuoco sull'auto in cui viaggiavano Giuliana Sgrena e Nicola Calipari, uccidendo quest'ultimo? Ci hanno reso giustizia quando un loro top gun, per dimostrare la propria abilità a un collega pilota di livello intellettivo evidentemente pari al suo, tranciò i cavi della funivia del Cermis, uccidendo venti persone? Va da sé che, se un comune cittadino italiano si macchiasse di sangue statunitense, l'ergastolo sarebbe il minimo che dovrebbe aspettarsi.

Ma non è per inveire contro gli yankee che scrivo questo post. Gli imperi hanno sempre attuato politiche imperialistiche. Altrimenti, che imperi sarebbero? Il punto è che Amanda Knox ci ha già fatto ciao ciao, e la possiamo anche bruciare in effigie, a lei je rimbarza, come dicono nell'Urbe. Il semi-furbo Sollecito, rampollo di una famiglia influente della Bari bene che nemmeno la carogna riesce a fare come si deve, ha tentato di espatriare. Nel paese europeo con più chilometri di coste, questo genio ha tentato di raggiungere l'estero via terra, anzichè affidarsi al mare, una via di fuga meno controllata ma decisamente più scomoda. Perfino davanti al pericolo di una lunga detenzione si è confermato figlio di papà viziato e apatico. Una volta almeno questo paese aveva dei criminali seri. Vallanzasca avrebbe certamente fatto perdere le sue tracce, e nel farlo magari ci avrebbe rimediato pure una scopata. Niente, ormai ci toccano i Sollecito...

Dove voglio andare a parare? Ebbene, vi ricordate di Rudy Guede? In tutta questa vicenda, è l'unico che abbia già ricevuto una condanna definitiva, che sta scontando. Lui è il negro di campo, quello che da piccolo veniva picchiato se il figlio del padrone combinava una marachella. Quello che viene sfruttato come una bestia da soma. Quello che viene frustato se osa guardare la moglie del padrone, mentre questo abusa impunemente delle schiave presenti sulla piantagione. Un altro uomo di colore, Patrick Lumumba, fu arrestato e dovette subire l'onta del carcere, in seguito alle false accuse della signorina Knox. Fu poi scagionato da un professore universitario che si trovava nel suo locale, mentre Meredith veniva uccisa. Per Lumumba, il principio giuridico apparentemente scontato in base a cui l'onere della prova spetta a chi accusa si capovolge: è lui a dover dimostrare la falsità delle dichiarazioni "creative" di una giovane che faceva la "ruota" nei corridoi del commissariato in cui stava per essere interrogata, a pochi giorni dall'omicidio della Kercher.

Qulasiasi cosa accada in questo disgraziato paese, cari amici del Bradipo, riflette la convinzione profondamente radicata di una essenziale diseguaglianza fra gli esseri umani. Gli italiani, per la maggior parte, trovano perfettamente naturale che ci siano padroni e schiavi, fra gli individui come fra le nazioni. Io no. per questo dovete perdonarmi se ogni tanto vi sembra che io sragioni. Io credo veramente che siamo tutti uguali, e credo che la costruzione di una società di uguali passi anche, se non soprattutto, dal nostro interiorizzare veramente questo principio. I bianchi, i neri, gli statali, i commercianti, i milanesi, i palermitani, gli interisti e perfino gli juventini. Tutti uguali, cittadini dello stesso paese, con gli stessi diritti e doveri. Un popolo, come forse direbbero fuori da questo paese bislacco.

E adesso, per chiarire il messaggio o aumentare il senso di straniamento e di fastidio che devo avervi causato, chiudo il post con una simpatica scenetta di dave Chappelle, in inglese sottotitolato. Buonanotte e buona domenica.


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