mercoledì 13 agosto 2014

Dei film, dei videogiochi e del disordine


Cari amici del Bradipo, pensate a un set cinematografico. La stessa scena può essere ripresa da tante angolazioni, e a seconda di quella che si sceglie l'azione e i dialoghi verranno percepiti in un modo piuttosto che un altro. Ora, nella maggior parte dei casi un film ha un solo regista, una sola intelligenza ordinatrice. Provate a immaginare invece un film con una miriade di registi, che danno disposizioni contraddittorie ai cameramen e agli attori. Da questa metafora vorrei partire per il mio delirio di oggi.

Vi faccio presente, se ce ne fosse ancora bisogno, se qualcuno non lo avesse ancora capito, che questo è un blog di sugggestioni e riflessioni, non di teorie e dottrine compiute e articolate. I film che gira il vostro umile servo sono intesi per niente altro che il suo personale diletto e quello di chi è messo così male da perdere tempo a leggerlo. Perchè io fesso lo sono, ma non abbastanza da non capire che la telecamera non la piazzo nè io nè voi, e il copione lo scrivono ben altre intelligenze, per andare incontro ai desideri di ben altri produttori.

Eppure siamo creature morali, che hanno bisogno di stablire cosa è giusto e cosa è sbagliato, pena la guerra costante e senza quartiere di tutti contro tutti. Abbiamo bisogno di norme per vivere senza scannarci, ma ci scanniamo per definire le norme. Che poi, in molti casi, non sono altro che il risultato diretto di inquadrature, angolazioni, punti di vista.

Un paio di giorni fa, rivedendo il processo "popolare" a Roberto Peci, ho pensato a questa contraddizione. E ho pensato anche, in un misto di incredulità, tristezza e insofferenza, a quanto fosse diverso il film che giravano i gruppi dediti alla lotta armata da quello a cui partecipavano la stragrande maggioranza dei lavoratori di questo paese. Il bisogno di mettere "ordine", di realizzare compiutamente una determinata visione (non ci interessa valutarla adesso) aveva chiaramente preso il sopravvento su qualsiasi ipotesi di trasformazione politica. Probabilmente perchè i registi di quel drammatico film erano già inconsciamente o comunque inconfessatamente arrivati alla conclusione che nessun cambiamento era ipotizzabile.

E saltiamo adesso di palo in frasca, seguendo queste personalissime, sgangherate evoluzioni mentali, questa telecamera senza più controllo che spazia su tutto il fronte. Parliamo dei videogiochi "violenti". Cioè di tutti quei "vargàmes" a cui il Pazzaglia rapinato in Così parlò Bellavista sembra dare la colpa della decadenza morale che ha reso Napoli così violenta. Questo è un atteggiamento tristemente comune; del resto, abituuati come siamo a delegare il potere, perchè non dovremmo delegare anche le colpe? Negli anni Ottanta Ozzy Osbourne dovette difendersi dall'accusa di aver spinto un adolescente al suicidio con la sua musica. Non sto scherzando, il sistema giudiziario americano ha davvero speso dei soldi per questa immane cazzata. Per me quei videogiochi hanno invece una funzione estremamente positiva. Consentono alle persone di giocare a fare dio in un ambiente controllato, senza conseguenze. Consentono di mettere ordine. Mettono il Bene da una parte e il Male dall'altra, crivellando quest'ultimo di colpi. Quando questa logica esce dai film e dai videogiochi, perde la sua efficacia. E la perde perchè il Bene e il Male non esistono, esistono il bene e il male, e sono concetti interamente relazionali. Nel momento in cui sono identificati con l'ordine e il disordine, si rischia di non riuscire più a distinguerli.

Si rischia di finire a spararsi addosso, come se un proiettile potesse essere foriero di giustizia. Si finisce a lanciare molotov, come se dal fuoco potesse venire fuori chissà quale palingenesi, e non solo cenere. Si pretende di ricondurre tutto alll'unità attraverso la forza disgregatrice. Vabbè, basta scrivere fesserie. Mi metto a giocare a un vargàmes. Entro in quel simpatico, accattivante mondo in cui io sono il Bene e il mio nemico è il Male, e gli posso scaricare un arsenale addosso nell'assoluta certezza di non fare violenza a nessuno.

2 commenti:

  1. ... e si provasse con gli scacchi? :)

    RispondiElimina
  2. hehehe, non danno soddisfazione, perchè lì le intelligenze in gioco sono due! e la mia sarebbe quella che perde .-(

    RispondiElimina